Il pollice verde, cara Pesciolina, non appartiene nemmeno a me.
Ti racconto la storia di una pianta che mi ha dato gioie e soddisfazioni, ma, alla fine, mi ha provocato dolore.
Si parla di una quindicina di anni fa. Mi trovavo in un campo in collina. Un’infiltrazione d’acqua, probabilmente una vena sotterranea, aveva provocato una pozza, ai lati della quale erano nate alcune piantine, in mezzo all’erba alta. Sarebbe presto passata una falciatrice, che avrebbe rasato tutto il prato.
Decisi di provare a prelevare una di queste piantine. Il mio occhio era inesperto, ma, dalle foglioline, stimai potesse trattarsi di un olmo. Lo sistemai in un vaso di plastica, il primo che trovai a casa, con la stessa terra fangosa raccolta nei pressi della pozza. Ubicato in una zona ombreggiata del mio terrazzo, riuscii a farla attecchire.
Questo piccolo olmo è rimasto nello stesso vaso, con la medesima terra, per almeno una decina di anni. Nonostante le scarse cure, si dimostrava vigoroso, generoso di nuove cacciate ogni stagione che passava.

Essendo da anni affascinato dai bonsai, presi la decisione di trasformare una semplice piantina in vaso in un prebonsai: una prima metamorfosi, per arrivare, col tempo, a poterlo definire un bonsai vero e proprio.
Aspettai il tardo autunno del 2020 per potare chioma e radici. La sua nuova dimora sarebbe stata un vaso più largo e meno profondo, con terriccio migliore. Eliminai i rami che avrebbero ostacolato il disegno che avevo in mente e cercai di educarne qualcuno perché si orientasse nella direzione che desideravo.

Dopo un anno e mezzo potevo ritenermi soddisfatto. Il progetto stava prendendo forma. I nuovi germogli mi facevano immaginare come sarebbe diventata questa pianta nel giro di pochi anni. Mi affezionavo sempre di più a lei e mi sentivo orgoglioso di aver trovato un feeling con il mio olmo.

Mi sbagliavo.
Non so ancora se ha sofferto per un eccesso di annaffiature, per il caldo rovente estivo sul mio terrazzo, se per colpa di qualche malattia. Le foglie iniziarono a diventare marroni, come bruciate. Non sono più spuntati nuovi germogli. La primavera successiva ho, purtroppo, dovuto constatarne la morte definitiva.
Non ce l’ha fatta. Sicuramente ho commesso errori. Non sono riuscito a prendermene cura.

Cara Pesciolina, capita di non riuscire a far sopravvivere una pianta. Le tue piantine di ficus erano molto fragili, cuccioli che mal sopportano i nostri errori e faticano a riprendersi. Il mio olmo era molto più robusto, eppure…
Non mi sono sono scoraggiato. Ora sto coltivando altre piante, compresi alcuni olmi. Impareremo, ci impegneremo, metteremo sensibilità e passione. Il pollice verde non è innato; si costruisce con la determinazione di voler conoscere le piante, per fornire loro gli elementi adeguati a crescere bene.
Stiamo imparando ad amarci meglio, impareremo anche a sviluppare il nostro pollice verde.
Caro Acero,
Proprio la forma delle sue foglie ha attirato la mia attenzione, mentre ammiravo una collezione di piante grasse in un vivaio.
L’ho sistemata in un piccolo vaso per bonsai. Il terriccio per succulente con una spruzzata di muschio sono diventate la sua nuova dimora. Sembra non abbia sofferto troppo. Ha trascorso qualche mese con me, dandomi l’impressione di essersi adattata e di essere pronta a crescere nei mesi più caldi che stanno arrivando.
La magnolia, per me, è voglia di primavera.
I primi stormi di uccelli stanno tornando.





