Natura

Le emozioni trasmesse dalla natura, dalla bellezza di un paesaggio alla lenta creazione di un bonsai.

Pioggia e pensieri sparsi

Le previsioni meteo di questi giorni non sono molto favorevoli: è prevista pioggia fino a Pasqua, forse anche a Pasquetta. E in effetti oggi, dalle mie parti, c’è un assaggio di ciò che ci aspetta. Piove a tratti, con quella pioggia fina ma persistente che contrasta con la luce del giorno e con il cinguettio degli uccelli: pare fuori luogo!

Poco fa ho incontrato una cinciallegra che saltellava e svolazzava qua e là, lungo il portico dove si trova il mio ufficio. Era allegra e vivace, e non si curava molto di me che la osservavo con un sorriso. L’ho seguita con lo sguardo, godendo del suo canto e dei suoi movimenti. Una dolce, piccola ed innocente creatura che esplorava il mondo intorno a noi.

Quest’incontro inaspettato l’ho preso come un segnale positivo, in un lunedì uggioso.

Adesso sono davanti al computer, a scrivere queste righe di “pensieri sparsi”, tutti attraversati da un unico comun denominatore: Acero.

Eh sì, lui è tanto presente oggi, in me ed intorno a me, e lo è con una presenza particolarmente benefica e appagante.

Credo che i momenti che abbiamo condiviso oggi siano stati preziosi: eravamo entrambi tranquilli e ci siamo isolati, dedicandoci l’uno all’altra.

Non abbiamo parlato di argomenti in particolare, non abbiamo fatto chissà che cosa; semplicemente, siamo stati insieme senza fretta, senza ansie. E questo mi ha fatto – e mi fa – stare bene. Mi ha consentito di attraversare questa giornata mantenendo la rotta e l’equilibrio, e sentendo il cuore che batte sereno.

Per questo, in un inizio serata in cui la pioggia continua a cadere, non potrei desiderare niente di meglio, se non affacciarmi alla finestra per guardare fuori stando abbracciata al mio amore Acero: lui mi cingerebbe la vita da dietro e appoggerebbe il suo viso sulla mia spalla, cercando la pelle del mio collo attraverso i miei capelli…e noi due resteremmo così, abbracciati in silenzio ad ascoltare il ticchettio delle gocce di pioggia.

Immagino noi due, insieme, in una giornata di pioggia e lascio che questi pensieri sparsi mi  trasportino dolcemente in un’altra dimensione.

 

Il nostro risveglio

Caro Acero, quando ti penso ancora addormentato e in procinto di svegliarti, vorrei essere là con te, al tuo risveglio. Vorrei baciarti, accarezzarti, ed essere i primi occhi che incontrerai aprendo i tuoi. Vorrei che quel momento fosse nostro. Vorrei condividerlo con te; guardarti e viverti.

Stanno arrivando le giornate in cui la natura si risveglia dopo il torpore invernale, e le ore di luce si allungano.

Tra poco fioriranno i ciliegi e tutti gli alberi da frutto, e il cielo azzurro profumerà di primavera, e i prati verdi saranno pieni di fiori colorati. Già si vedono le margherite, le violette e i narcisi.

Io, caro Amore mio, penso al tuo risveglio di prima mattina, alle sensazioni che provo quando mi soffermo ad immaginare come potrebbe essere addormentarmi distesa accanto a te, sotto lo stesso lenzuolo, e risvegliarmi con il calore che sprigiona il tuo corpo quando è vicino al mio. Riesco ad immaginare la dolcezza di quei momenti, quando dal sonno e dall’abbandono dei sensi, si ritorna presenti a se stessi e ci si riaffaccia alla realtà della vita attiva.

Tu sei la mia realtà più bella.

Tu sei tutti i pensieri d’amore che entrambi teniamo dentro di noi senza manifestarli all’altro, perché le ventiquattr’ore non ci bastano per raccontarli.

Qui te ne ho appena dedicato uno, caro Acero: il nostro risveglio. Io e te insieme.

Un altro sogno della nostra storia d’amore che, prima o poi, realizzeremo!

Buon viaggio, piccolo amico!

Questa notte una dolce creatura pelosina ha lasciato questa Terra per giungere nel meraviglioso paese, riservato agli animali, che si trova oltre l’arcobaleno. Mi piace credere, come dice una leggenda piena d’amore, che loro, quando finisce il loro tempo su questa Terra, attraversino il ponte variopinto e arrivino in un posto di colline verdi e ruscelli freschi, illuminato di giorno da un sole che scalda piacevolmente e protetto, durante la notte, da stelle scintillanti. Un luogo dove loro possono correre, giocare ed essere liberi e felici.

La perdita di un piccolo amico, affezionato compagno di giochi e di coccole, con cui si sono condivisi tanti momenti quotidiani e speciali; con cui ci sono state confidenze scambiate attraverso gli sguardi, e lunghi discorsi scadenzati da carezze sul loro morbido mantello, è un dolore straziante.

È un vero e proprio lutto, senza voler pretendere di fare paragoni con la perdita di persone care: chi ha perso un animale, sa cosa intendo dire, sa – purtroppo – che cosa si prova.

Questa notte è partito, per quell’ultima destinazione magica, il piccolo amico del mio Acero. Se ne è andato improvvisamente, mentre Acero, che aveva appena capito che non stava bene, lo aveva preso tra le sue braccia, senza poter neppure pensare che stava morendo.

Acero ha avuto il privilegio di stare con lui in quel momento, di accompagnarlo e coccolarlo a lungo, anche quando lui non c’era più.

Vorrei dire ad Acero di essere grato per aver avuto il privilegio di essere stato scelto quale amico umano per tanti anni da quel gatto così dolce e chiacchierone, birbante e premuroso.

I gatti sono così: ti scelgono, e sanno essere affettuosissimi e fedeli.

Oggi il cuore fa tanto male, e scendono tante lacrime lungo il viso, ma passeranno questi giorni e un po’ alla volta si andrà avanti.

Resteranno i tanti ricordi, e la certezza che quella piccola preziosa vita è stata serena, ha portato tanta gioia in una casa, e altrettanta ne ha ricevuta.

Buon viaggio, caro dolce micio di Acero: va’ verso il paese oltre l’arcobaleno, dove troverai tanti, tanti amici che ti vorranno bene, come te ne è stato voluto tanto qui!

 

 

Settembre

Settembre è una canzone degli Earth Wind & Fire. Settembre è l’inizio della scuola per i nostri ragazzi, con gli zaini pesanti che fanno male alla schiena, e con il diario da comprare perché – per fortuna! – il registro elettronico non lo ha ancora soppiantato. Ed è anche la mia quotidiana “battaglia verbale” con un figlio adolescente che “no mamma, la felpa non me la metto, perché mi spettino il ciuffo”.

È tornare al lavoro a pieno ritmo, cercando di non scordare la voglia di fare del nostro meglio che ci era venuta durante le vacanze; è ritrovare la routine e gli impegni programmati, non sapendo bene se questa è una cosa positiva oppure negativa…e allora io sospendo ogni giudizio, perché fare pensieri filosofici a settembre è troppo impegnativo!

Settembre sono le giornate che si accorciano, ma regalano colori davvero speciali, che si fanno ammirare nel cielo al tramonto (come nella mia foto che ho allegato al mio post dell’altro giorno) e sugli alberi (gli aceri soprattutto!)…e non soltanto nei boschi del Trentino – come ci viene ricordato in una pubblicità ricorrente in questo periodo! – ma anche nei parchi in città.

Settembre è guardare, abbracciata ad Acero, la luce del giorno che entra dall’oblò della mansarda che è la nostra casa quando ci incontriamo; è dirci, con un velo di malinconia, che la prossima volta non avremo così tante ore di luce, perché la sera arriverà prima.

Settembre è un mese che mi è sempre piaciuto, perché so che può darci ancora tante emozioni e novità, mentre ci accompagna, placido e tiepido, verso l’autunno.

Pesciolini

Sì, il titolo di questo articolo è davvero: “pesciolini”.

Siete abituati a sentirmi nominare Pesciolina, ma oggi faccio un’eccezione. La mia Pesciolina è stata soprannominata così, prima che nel mio piccolo acquario arrivassero loro. All’inizio erano in tre: Nole, April e Silver. I loro nomi sono stati scelti da Pesciolina. Oggi i loro figli e nipoti danzano numerosi e vivaci tra le piante acquatiche.

Sono miei compagni di viaggio, assieme a diverse piantine, alcune delle quali sono già state presentate precedentemente, come Pepper e Bossetto. Prossimamente vi porterò a conoscenza anche di altre. Oggi mi soffermo sui pesciolini. La loro silenziosa presenza, immersi in un microambiente verdeggiante, mi ispira tranquillità e serenità. In un mondo frenetico e rumoroso, ammirarli mi trasporta in un’oasi di pace.

Osservandoli, il mio pensiero va a Pesciolina. Li ha conosciuti attraverso qualche fotografia e qualche inquadratura durante le nostre videochiamate. La immagino di fianco a me, con gli occhi attenti puntati sull’acquario. Rimarrebbe in silenzio a studiarne i movimenti, poi forse mi rivolgerebbe qualche domanda sottovoce, per non disturbarli. La sua sensibilità per gli umani è la stessa che riserva ad ogni creatura (fingo di dimenticare la racchetta killer per mosche e zanzare 😁). Uno dei tanti aspetti che adoro di lei.

Un giorno succederà. Pesciolina e pesciolini si incontreranno. Tu, amore, fisserai loro, io poserò gli occhi su di te. Mi incanterò a rimirare il tuo viso rivolto verso quel vetro trasparente, le tue pupille che seguiranno le evoluzioni acquatiche dei piccoli Endler. Il sottofondo sarà il soave scorrere dell’acqua che farà ondulare le foglie di bacopa e limnofila. Le lumachine rosse usciranno dal muschio per venire a salutarti.

Sarà un giorno speciale, per me e i pesciolini, grazie a te ❤️.

 

Storia del cactus

Questa è la storia del cactus e…no, non è la storpiatura di quell’altra parola, piuttosto gettonata quanto il suo corrispondente al femminile! Questa è, sul serio, la storia del mio cactus e, in particolare, della sorpresa che mi ha fatto. Partiamo dall’inizio. È arrivato a casa mia nel luglio 2022 perché la sua proprietaria non poteva più tenerlo con sé, causa trasloco. Quando me lo ha affidato, l’unica cosa di cui mi sono preoccupata è stata quella di essere esonerata da qualsiasi responsabilità relativa alla gestione del nuovo arrivato.

Che poi…parlare di “gestione” non è del tutto esatto: il cactus è stato posizionato un po’ a caso in giardino, nell’aiuola vicino al vialetto di ingresso, sotto il sole, e lasciato là. “Arrangiati” o – che suona meglio, vista la moda dei mental coach! – “Sii artefice del tuo destino!”. “Caro Cactus, sai com’è, io c’ho da fare, e soprattutto non ho il pollice verde. Quindi, per quanto io ti voglia bene, sarò più assente che presente; non contare su di me”.

La nostra convivenza è proseguita tranquilla per quasi un anno; lui non ha mai disturbato, io l’ho sostanzialmente ignorato. Forse ho accennato ad Actarus – che ama molto le piante – che mi era stato portato un cactus, ma il discorso era rimasto senza seguito.Arriviamo all’inizio dell’estate 2023 e una mattina, uscendo di casa, faccio un colpo. Mi trovo di fronte a dei meravigliosi fiori bianchi, spuntati su lunghe antenne nate dal cactus. Pazzesco! Mai vista una cosa del genere!

Avviso Acero, che con il suo aplomb mi dice: “Ah sì, fanno i fiori. Molto belli ma effimeri, durano pochissimo”.

Oh no…ma perché le cose belle devono a durare poco?!

Da quel momento devo confessare che ho guardato il mio cactus con altri occhi, quasi innamorati, stupita dalla sua resilienza: si è preso di tutto: pioggia, freddo, vento, calura, siccità, ma ha affrontato tutto, e mi ha donato una meravigliosa sorpresa, uno spettacolo bellissimo. Ha ricompensato la mia indifferenza con un gesto gentile e generoso, offrendomi un dono inaspettato.

E così, da quel giorno, ho dedicato qualche pensiero e sguardo anche al mio cactus, pur lasciandolo sempre  in sostanziale solitudine, ad affrontare, spavaldo e saldo, le intemperie.

Qualche giorno fa, ecco di nuovo la magia: cinque splendidi fiori (li vedete nella foto qui sopra)!

E dopo il loro addio, sono nate, davvero velocemente, altre due “antenne”.

E così io e il mio amore ci siamo messi in attesa della fioritura.

 

 

 

Questa mattina è arrivata: ho trovato un fiore, e l’ho subito fotografato e mandato ad Acero: è stato il mio buongiorno per lui.

Ps Le foto qui pubblicate del cactus sono della fioritura di quest’anno!

Il bosso…parte prima

Il bosso è una pianta sempreverde dal portamento arbustivo, utilizzato frequentemente per formare folte siepi. Il mio interesse per questa essenza è nato perché ben si presta ad essere coltivato in vaso, e quindi, successivamente ad essere trasformato in bonsai (vedi immagine sotto)

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Questa è la storia del mio primo “bosso”, che affettuosamente chiamo “Bossetto”. Nell’estate del 2021 posteggio l’auto in uno di quei parcheggi a lisca di pesce, ai bordi della strada. Da inguaribile amante delle piante, vengo rapito dall’acero campestre che proietta l’ombra, purtroppo, sulla macchina a fianco. L’autista, per posizionare al meglio la propria auto all’ombra, ha investito un folto cespuglio verde posto a lato del tronco dell’acero. Con uno pneumatico ha rovinato alcuni rami del cespuglio. Uno di questi, ormai irrimediabilmente piegato in posizione orizzontale dietro la gomma, mi colpisce: sembra possedere qualche barbiglio di radice, probabilmente perché nato alla base del tronchetto dell’arbusto.

Decido istantaneamente che desidero salvarlo. Mi procuro un foglio di giornale che tengo in auto, lo imbevo con l’acqua di una immancabile bottiglietta che ho nell’abitacolo, e lo avvolgo. Cerco di sbrigare le mie commissioni il più rapidamente possibile. Appena arrivo a casa, sistemo la piantina di bosso in un piccolo vaso di plastica, riempito con pomice e terriccio universale.

Dopo qualche mese il mio fragile (apparentemente) bosso è ancora verde. Ho pulito il tronco che in certi punti appariva nero, forse a causa della vicinanza alla strada. I rametti più malandati e le foglie secche sono stati rimossi. Essere riuscito a farla attecchire è già una grande emozione. E’ il momento della sua prima fotografia:

Nell’inverno che segue riesco a procurarmi un altro bosso, più in salute e più grande. Da qui nasce il soprannome di Bossetto per la piccola sopravvissuta. Passano i mesi e la situazione continua a migliorare. Nella primavera successiva, alcuni germogli nuovi mi confermano che siamo sulla buona strada. Mi affeziono sempre di più al giovane bosso, cominciando ad immaginare come potrà divenire nel giro di altri cinque o sei anni.

Siamo ad inizio primavera 2024 quando Bossetto mi regala l’ennesima gioia: i primi fiorellini. Gli faccio dono di un vasetto poco più capiente, dove resterà ancora un anno o due.

Si sta avvicinando l’estate. Mentre scrivo queste righe lo osservo, con affetto ed orgoglio. L’esile bosso sta crescendo. Non c’è fretta. Un giorno diventerà un bonsai? Non lo so, ma, mentre ammiro le sue foglioline sulle nuove gettate di quest’anno, sono tanto fiducioso.

Pepper

Questa è la storia di Pepper.  L’ho comprato la scorsa domenica, nel tardo pomeriggio. Ho vagato a lungo, da sola, nei vari settori del vivaio pensando che se tu fossi stato insieme a me, caro Acero, mi avresti fatto da guida e avrei imparato tante cose sulle piante. E avremmo camminato, felici, tenendoci per mano e abbracciandoci ogni due per tre…ma questo non c’entra con la storia di Pepper.

Pepper doveva essere, nella mia immaginazione, una splendida sorpresa per te, amore mio: desideravo che tu portassi a casa, dopo il nostro incontro di oggi, qualcosa che ti facesse pensare a me e ti potesse piacere. Una pianta mi è sembrata l’idea perfetta…perlomeno fino a quando mi sono smarrita nelle serre del vivaio! Ho iniziato a vacillare: “E adesso quale pianta gli compro? Io mica ho il pollice verde…quello bravo è Acero! Ho sbagliato tutto!”. Così, prima di cedere allo sconforto, ho deciso di chiedere aiuto ad una commessa, che mi è sembrata molto attenta alle mie esigenze e mi ha consigliato un bonsai dell’albero del pepe rosa. Il nome mi è piaciuto tantissimo! E poi ad Acero piacciono i bonsai…in poche parole, è stato amore a prima vista. E come accade con un grande amore, mi è arrivato il senso di responsabilità: mentre guidavo verso casa, lo guardavo, accanto a me sul sedile passeggero, e già gli spiegavo che doveva sopravvivere quantomeno fino a giovedì, e rimanere verde e bello, perché era il mio regalo per Acero.

Non ho praticamente dormito fino ad oggi dall’agitazione: lo avrò innaffiato il giusto? Sta bene dove l’ho messo? Pepper, non sarai mica stressato…come mai hai due foglioline gialle? Ieri mica c’erano, non sarà mica colpa mia… E finalmente siamo arrivati ad oggi pomeriggio, al nostro incontro!

Caro Acero, quando ti ho mostrato Pepper, tu hai esclamato immediatamente: “Oh, un Pepper-tree…pianta birbante e problematica”. Bum. Ci sono rimasta malissimo. Ma sai che c’è? Pepper a me piace tanto, questi quattro giorni scarsi di convivenza con lui sono stati belli. Quindi spero che si comporti bene con il suo nuovo proprietario, che gli dia soddisfazione e, soprattutto, che possa ricordargli me, per tanto tempo, ogni volta che lui lo guarderà.

Fa’ il bravo, Pepper, che da oggi sei in ottime mani!

 

 

 

Ficus ginseng miracolato

Questa è la storia di un Ficus Ginseng, salvato da un triste destino.

Era il 27 Aprile 2022, quando è avvenuto quello che mi è sembrato un mezzo miracolo. Ho intravisto minuscoli segni di vita in una pianta ormai data per spacciata.

 

Ma partiamo dall’inizio. Siamo nel mese di Febbraio dell’anno 2022. Sto chiacchierando piacevolmente con un amico che, durante la conversazione, osserva alcune delle mie piantine. Notando un piccolo ficus ginseng sopra una mensola, si avvicina alla pianta:

“Questa sembra la mia, quando era viva. Mi è stata regalata da una persona cara; sono riuscito a mantenerla bene per un anno, poi, da dicembre, ha iniziato a perdere le foglie. Adesso c’è solo il tronco, ma non l’ho ancora buttata via, perché ci tenevo. Non c’è più niente da fare, vero?”

Premettendo che con le mie creature verdi ho più fortuna che bravura, azzardo a rispondergli che, trattandosi di una pianta sempreverde, non è certo un buon segno che sia completamente spoglia. Dopo aver manifestato nuovamente il suo dispiacere, l’amico propone di inviarmi una fotografia, appena tornato a casa, tanto per avere un parere che si basasse su qualche indizio ulteriore. Accetto e attendo di ricevere la fotografia, che, nel giro di poche ore, arriva:

 

La situazione mi appare disperata. Lo comunico all’amico che, però, mi chiede se non sia un problema portarmela, per affidarmela senza alcuna aspettativa. Accetto di buon grado. Provare a salvare le piante è una delle mie fissazioni; inoltre, in questo caso, sarei partito da una situazione in cui non c’era nulla da perdere. Qui non basta avere il pollice verde, serve un aiuto divino! Mi ero già sbilanciato su battute riguardo l’utilità di quel tronco per il caminetto, in quelle fredde giornate invernali.

Il ficus ginseng arriva. Il vaso è estremamente leggero. Sintomo del fatto che non c’è umidità nel terreno. Tento una tecnica appresa seguendo esperti bonsaisti. Imbusto la pianta, annaffiandola copiosamente, e lasciando nel sacchetto, chiuso ermeticamente, una dose abbondante di sfagno vivo. Serve a ridurre la proliferazione di muffe.

Attendo, lasciando il ficus a favore di luce, davanti alla finestra. Ogni tanto apro il sacchetto, per controllare. Niente. Arriva il 27 aprile e si compie il “miracolo”! Spuntano i primi germogli. Lascio nella busta ancora un mesetto, controllando con più frequenza. Nascono le prime foglie e poi i primi rametti.

Dopo un mese.

Questa sotto è la foto del ficus ginseng a metà luglio del 2022. La pianta è già tornata a casa del mio amico. A tutt’oggi sta bene e stiamo iniziando insieme ad impostare qualche ramo perché possa somigliare ad un bonsai. Sappiamo che non diventerà mai un esemplare pregiato; quello che conta sono i ricordi che conserverà e rinnoverà ogni volta che verrà osservata ed accudita.