Caro Trentanni,
oggi ti parlo un po’ delle partenze. E dei ritorni. Non del viaggio in sé: quello viene subito dopo la partenza, e si tratta di trascorrere giorni diversi da quelli routinari. Lo sappiamo tutti, viaggiare significa esplorare luoghi e posti nuovi, aprire gli occhi e la mente ad esperienze, a paesaggi, suoni e persone che sicuramente porteranno emozioni e sensazioni piacevoli.
Però il bello di partire, per me, è dato anche dal sapere che tornerò. Partire e tornare.
Questo perché ogni volta che mi allontano un po’ dai miei luoghi, è come se lasciassi Acero indietro. E non mi piace.
Sono grata di poter viaggiare, intendiamoci. Ma al tempo stesso so benissimo che, quando esco dalla mia – anzi, dalla nostra! – quotidianità, il mio cuore si stringe nel petto e la mancanza di Acero fa un po’ più male proprio lì, dentro di me.
In queste occasioni mi rendo conto, in piena e struggente consapevolezza, quanto significhi per me amarlo.
Per questo è importante, per me, sapere che alla mia partenza seguirà il ritorno a casa e avere fiducia che, ad ogni mio ritorno, troverò Acero ad aspettarmi.
Così come lui, ad ogni suo viaggio, può essere certo che io resterò ferma dove sono e lo attenderò.
Mai come oggi, giorno in cui mi accingo a partire e starò via per qualche giorno, mi manca tutto di lui.
Mi manca il suo occupare lo spazio accanto a me e vederlo muoversi, parlare, sorridere.
Mi manca il tempo insieme a lui, quel tempo che inseguiamo da quasi tre anni, facendo salti mortali e concedendoci voli pindarici e cadute, ammirando stelle comete nel cielo del nostro Amore, con le lacrime agli occhi perché provare beatitudine e dolore è spesso un tutt’uno.
Partire e tornare.
Il mio partire è gioia per il viaggio, ma anche dolore per la maggiore lontananza.
Il mio tornare, sarà sempre pervaso da una intima e segreta felicità, perché potrò finalmente dire al mio Acero: “sono di nuovo qui, amore mio, sono tornata e potremo rivederci presto!”.
Buona Pasqua a tutti!