Emozioni

Emozioni che nascono dal sentimento che proviamo

Pillole

Pillole di noi.

Quello che scriviamo io e Pesciolina è esattamente quello che percepiamo, sentiamo e viviamo. Ogni giorno prendiamo ispirazione da un dettaglio o una sfumatura diversa. Cerchiamo di fotografare l’elemento che risalta, trasformarlo in parole e trasmetterlo in un articolo. In questi mesi abbiamo colto tanti momenti, tante riflessioni, tanti sussulti giunti direttamente dal cuore, e abbiamo provato a raccoglierli qui, su Trentanni. Pillole di noi.

La nostra storia si specchia in questo blog. C’è un continuum: l’amore che ci unisce non si prende pause. Una volta compreso che l’attrazione, mentale e fisica, non era l’unico elemento di richiamo reciproco, che la stima e l’affetto non erano sufficienti a spiegare ciò che provavamo, abbiamo preso atto che l’unico termine in grado di riassumere le nostre sensazioni, era “Amore”. L’amore c’è sempre, non è mai in discussione; purtroppo siamo spesso costretti a viverlo in frammenti, pillole appunto.

Ieri è stata una giornata in cui la “corrispondenza di amorosi sensi” ci ha catturato e tenuti stretti. Abbiamo avuto l’opportunità di viverla insieme a tratti, con tante interruzioni in mezzo, ma anche con tanta volontà di concederci tempo per stare insieme. Raramente ci è concesso di poter chiacchierare così a lungo, coccolarci, staccarci dagli impegni quotidiani e dedicarci a noi. Potremmo azzardare che, se continuassimo a definire pillole, i minuti in cui abbiamo potuto comunicare, siamo andati a dormire in overdose. La meno pericolosa e più dolce che ci possa essere.

L’ultima delle nostre pillole è stata quella a cui più spesso dobbiamo rinunciare. Prima di darci la buona notte, ci siamo rinchiusi nella nostra bolla. Non abbiamo semplicemente scritto e letto parole su un telefono cellulare; abbiamo riportato in vita le emozioni che sappiamo regalarci quando le nostre mani sono unite, le nostre labbra si sfiorano, Pesciolina ed Acero si intrecciano tra loro, la loro pelle aderisce e diventano un essere unico, colmo d’amore. Sono stati minuti tutti nostri, pillole della nostra meravigliosa  storia.

Corrispondenza di amorosi sensi

“Celeste è questa corrispondenza di amorosi sensi, celeste dote è negli umani”, scrive il poeta Ugo Foscolo nella sua opera “Dei sepolcri”. Questo noto verso, che molti di noi avranno studiato a scuola, è da sempre uno dei miei preferiti, perché parla dell’Amore che può nascere tra gli esseri umani, creando un legame fortissimo, indissolubile, che va oltre il tempo, e lo spazio, e i confini del corpo. Spesso dico ad Acero che tra me e lui c’è questa corrispondenza di amorosi sensi, e che essa è qualcosa di diverso dalla telepatia (che pure noi due abbiamo: capita davvero tanto spesso che ci telefoniamo contemporaneamente, oppure che ci scambiamo, nello stesso istante, un messaggio di contenuto identico): è un desiderio l’uno dell’altra che non è soltanto fisico ed erotico, e che non esprime solamente una sorta di bisogno; è come un richiamo che ci afferra l’anima e ci spinge verso la persona amata…scontrandosi, purtroppo, con la dura realtà che non ci possiamo incontrare.

Ne scrivo ora perché oggi stiamo entrambi avvertendo, con notevole intensità, proprio quello che ho appena descritto e che io definisco “la corrispondenza di amorosi sensi”. Mi spiego meglio.

Questa mattina eravamo entrambi già fuori di casa alle 7,30 e siamo riusciti a videochiamarci. È stato bellissimo, per me, vedere Acero alle prese con il suo primo caffè della mattina, ancora un po’ intontito, con il viso assonnato, e dargli il buongiorno guardandolo negli occhi. Ho provato benessere, gioia e tenerezza. Al contempo, il mio cuore si è stretto nel petto nel cercare di controllare quella sottile fitta di dolore che si insinua quando vengo pervasa da tutto l’Amore che provo per lui, e determinata dal fatto che, alla felicità irrazionale di assaporare dei momenti con Acero, si accompagna la razionale consapevolezza che la distanza che c’è tra noi per ora non è facilmente superabile.

Trovo incredibile come io e Acero stiamo vivendo, allo stesso modo e contemporaneamente, questo desiderio così forte, questo turbinio di emozioni e sentimenti, che abbiamo provato ad esprimere con le parole, senza riuscirci del tutto, perché è davvero difficile riuscire a spiegare cosa proviamo. È per questo che mi piace utilizzare la meravigliosa espressione coniata da Foscolo: “la corrispondenza di amorosi sensi”, ed è per questo che, appunto, spesso dico ad Acero che tra me e lui c’è questa corrispondenza di amorosi sensi.

E oggi, durante quella videochiamata, gli ho detto che vorrei potesse sentire, in ogni singolo istante della sua giornata odierna, la mia presenza accanto a lui, e l’Amore che provo per lui. Siamo un Uomo e una Donna che si amano e si desiderano, ma sono costretti a vivere questo loro Amore a distanza. 

Non è facile, ma ce la possiamo fare e ce la faremo, perché siamo consapevoli che la nostra corrispondenza di amorosi sensi ci tiene uniti e ci dà forza. Essa è qualcosa di speciale, che prescinde anche da noi stessi: va oltre le nostre fisicità e i nostri limiti, abbracciandoci ed avvolgendoci, e io e Acero faremo di tutto per tutelare e proteggere questo nostro Amore!

 

Le nuvole in testa

Avere le nuvole nella testa non è come avere la testa fra le nuvole.

La testa è fra le nuvole quando si è distratti: tante volte infilo le mani in tasca per prendere le chiavi dell’auto, ma le chiavi le ho lasciate in casa; accendo la televisione per guardare un programma, ma ho sbagliato giorno; vado al supermercato per comperare il latte e torno con la borsa della spesa piena, senza la bottiglia di latte. Mi succede, soprattutto quando devo pensare a tante cose contemporaneamente, oppure ho il cervello concentrato su quello che considero il problema primario in quel momento. Mi consola il fatto che questi inconvenienti non capitino solo a me.

Stamattina, però, Pesciolina non era sbadata e disattenta. Aveva le nuvole nella testa. Fortunatamente, non mi sono sembrate nubi nere e minacciose da temporale; non erano neppure, tuttavia, quelle graziose nuvolette bianche che solcano l’azzurro del cielo, assumendo forme strane ed intriganti. Le ho viste grigie, quelle che preludono ad una giornata cupa, monotona, faticosa. Le conosco, molto bene. Anzi, direi che ci sono abituato nell’ultimo periodo; so che non aiutano il buon umore.

Ti svegli la mattina, dopo una notte in cui ti svegli più volte, faticando a riprendere sonno. Non sei riuscito a fare l’ordine desiderato nei tuoi pensieri. Sai che nelle prossime ore e nei giorni futuri dovrai affrontare impegni, situazioni ed ostacoli. Quando ti svegli così, ti rendi conto che la strada non è piana. Di fronte a te svettano cime impervie, faticose da scalare ed insidiose, con tanti intralci a rallentare il cammino. Se non hai dormito bene, avverti senso di stanchezza già alle prime luci del giorno. Dalle ore successive non ti aspetti niente di buono, non riesci ad avere entusiasmo nemmeno sotto un cielo terso e una meravigliosa luce che regala colori incantevoli intorno a te. Le nuvole nella testa offuscano tutto.

Pesciolina, quando ti ho vista, hai fatto sparire le mie nuvole. Ho avuto l’istinto di voler diradare le tue. So che non posso riuscirci, almeno non del tutto. Provo tanto amore per te. I miei problemi possono essere accantonati, giusto per un pochino. Giusto il tempo di occuparmi prima di te, perché tu sei più importante. Vedere i tuoi occhi sorridenti che mi fissano non ha prezzo. Saperti tranquilla è il primo passo per poter affrontare serenamente anche le mie seccature.

Voglio scacciare le tue nuvole, desidero farti sentire leggera.

Leggero

Vorrei sentirmi leggero.

Quel giorno, a quell’ora, ascoltando la tua voce, lo sono stato. Non succedeva da tanto tempo: forse, anche per questo, la sensazione che ho provato rimarrà indelebile. Ad un tratto, il cuore ha iniziato ad accelerare, un calore piacevole mi ha investito, tutti i pensieri sono scomparsi. Siamo rimasti io e te, e il nostro futuro insieme. Intenso, radioso e…leggero.

Purtroppo, la leggerezza, a quel livello, è rara. La mia vita scorre nella perpetua risoluzione di problemi. Il mio lavoro consiste in quello: ascoltare le problematiche altrui ed escogitare un sistema per eliminarle; la gestione di un’attività è di per sé foriera di seccature, grattacapi e preoccupazioni; la casa e i figli sono causa di pensieri continui, si potrebbe dire, per definizione, nonostante non possa lamentarmi dei miei ragazzi. Poi arrivi tu, ti impossessi del mio cuore, e mi fai assaporare la spensieratezza. Per istanti, a volte minuti, in certe occasioni per ore, sono leggero.

Non è facile esserlo per me. La mia forma mentis mi porta sempre a “macinare” col cervello. In certe occasioni, sono orgoglioso e fiero di questa mia peculiarità: da un’immagine, un numero, una frase o un oggetto prendono vita ispirazioni, progetti e nascono processi logici, che mi guidano nel decifrare dilemmi e dipanare questioni. In altre circostanze, la costante formulazione di ipotesi e l’analisi di tutte le possibilità sortiscono l’effetto opposto: creano il caos, portano insicurezze, fanno insorgere dubbi. Come faccio ad essere leggero?

Posseggo tanti meccanismi di autodifesa dalla tensione e dalle preoccupazioni. Mi preservano dal cadere nel panico, dall’annullamento della razionalità, dall’apatia derivante dall’incapacità di reagire. Gestisco, tengo a bada, controllo (non sempre del tutto); ma questo serve a limitare i pesi, a renderli sopportabili. Mi permette di convivere col fardello dei pensieri. Non è ancora leggerezza.

Ti avvicini a me, mi perdo nel tuo sguardo, rimango incantato dal tuo viso. Assaporo il tuo abbraccio, ascolto i tuoi sussurri dolci, il profumo della tua pelle mi inebria. Che ne è della mia forma mentis? Esisti solo tu, illuminata dalla luce del sole anche quando non c’è, vivo intimamente ogni tuo gesto delizioso, la tua mano è nella mia e mi sento leggero.

Questo è un altro dei miracoli dell’amore che provo per te e ricevo da te. Grazie, Pesciolina ♥.

Fino all’ultimo set

Cinque set tiratissimi!

Siamo ancora a parlare di tennis.

Dopo una prima fase di studio, Acero forza i colpi. Rasoiate insidiose piovono sul campo di Pesciolina, che, inizialmente accetta lo scambio. Gioca sulla difensiva, cercando di stemperare le sfuriate dell’avversario, che non demorde. Ancora qualche affondo di Acero, che cerca di comandare il gioco, poi è costretto a rassegnarsi alle risposte perentorie della giocatrice. Si chiude il primo set: 1-0 per Pesciolina.

Nella seconda partita, l’iniziativa è presa dall’affascinante tennista, che tenta di rallentare il gioco. Acero, ancora infuriato per l’esito dei game precedenti, lascia andare i colpi. Un tentativo di reazione conciliante di Pesciolina non porta a risultati. Acero non ci sta, arrota furibondo i suoi colpi, e si aggiudica il secondo set: 1-1.

Dopo una pausa prolungata, si riprende a giocare in sostanziale equilibrio. Pesciolina invita a rete il contendente con deliziose palle corte. La variazione destabilizza Acero: rimane indeciso sul da farsi, parendo in grossa difficoltà. Con le ultime energie, forza alcune giocate, prendendosi parecchi rischi. Pesciolina risponde, sfoderando il suo talento, ma deve arrendersi alla testardaggine di Acero. Il terzo set finisce: Acero conduce 2-1.

L’illusione dura poco. Pesciolina, ormai, ha trovato le contromisure. Sugli affondi di Acero, replica imperturbabile, infilandolo con passanti strepitosi. Le discese a rete del giocatore sono sempre meno efficaci. Ogni attacco termina con un punto perso. Game dopo game, Pesciolina si avvicina al pareggio, che, immancabilmente, giunge nel giro di pochi minuti. 2 set pari!

Termina l’ultima pausa. Inizia il set decisivo. Le forze sono al lumicino. I due avversari cominciano a guardarsi con occhi diversi. Le ammaccature sui loro corpi sono evidenti, le energie mentali scarseggiano. Svanisce la volontà di lottare. E’ una partita equilibrata, giocata con fair-play. Si riconoscono i meriti dell’avversario, si sorride applaudendo i colpi l’uno dell’altra.

I due giocatori si stringono la mano. Il quinto set è terminato. La partita è finita. Non vi ho detto chi ha vinto? Beh, hanno vinto loro! Ora possono andare a farsi una doccia. Insieme? Eh…eh…eh…quello che succede negli spogliatoi deve rimanere chiuso lì!

Il bosso…parte prima

Il bosso è una pianta sempreverde dal portamento arbustivo, utilizzato frequentemente per formare folte siepi. Il mio interesse per questa essenza è nato perché ben si presta ad essere coltivato in vaso, e quindi, successivamente ad essere trasformato in bonsai (vedi immagine sotto)

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Questa è la storia del mio primo “bosso”, che affettuosamente chiamo “Bossetto”. Nell’estate del 2021 posteggio l’auto in uno di quei parcheggi a lisca di pesce, ai bordi della strada. Da inguaribile amante delle piante, vengo rapito dall’acero campestre che proietta l’ombra, purtroppo, sulla macchina a fianco. L’autista, per posizionare al meglio la propria auto all’ombra, ha investito un folto cespuglio verde posto a lato del tronco dell’acero. Con uno pneumatico ha rovinato alcuni rami del cespuglio. Uno di questi, ormai irrimediabilmente piegato in posizione orizzontale dietro la gomma, mi colpisce: sembra possedere qualche barbiglio di radice, probabilmente perché nato alla base del tronchetto dell’arbusto.

Decido istantaneamente che desidero salvarlo. Mi procuro un foglio di giornale che tengo in auto, lo imbevo con l’acqua di una immancabile bottiglietta che ho nell’abitacolo, e lo avvolgo. Cerco di sbrigare le mie commissioni il più rapidamente possibile. Appena arrivo a casa, sistemo la piantina di bosso in un piccolo vaso di plastica, riempito con pomice e terriccio universale.

Dopo qualche mese il mio fragile (apparentemente) bosso è ancora verde. Ho pulito il tronco che in certi punti appariva nero, forse a causa della vicinanza alla strada. I rametti più malandati e le foglie secche sono stati rimossi. Essere riuscito a farla attecchire è già una grande emozione. E’ il momento della sua prima fotografia:

Nell’inverno che segue riesco a procurarmi un altro bosso, più in salute e più grande. Da qui nasce il soprannome di Bossetto per la piccola sopravvissuta. Passano i mesi e la situazione continua a migliorare. Nella primavera successiva, alcuni germogli nuovi mi confermano che siamo sulla buona strada. Mi affeziono sempre di più al giovane bosso, cominciando ad immaginare come potrà divenire nel giro di altri cinque o sei anni.

Siamo ad inizio primavera 2024 quando Bossetto mi regala l’ennesima gioia: i primi fiorellini. Gli faccio dono di un vasetto poco più capiente, dove resterà ancora un anno o due.

Si sta avvicinando l’estate. Mentre scrivo queste righe lo osservo, con affetto ed orgoglio. L’esile bosso sta crescendo. Non c’è fretta. Un giorno diventerà un bonsai? Non lo so, ma, mentre ammiro le sue foglioline sulle nuove gettate di quest’anno, sono tanto fiducioso.

Senza parole…

Senza parole…

Sono anni che non compro giornali di enigmistica. Ricordo che, dilettandomi tra cruciverba e rebus, sfogliavo le diverse pagine alla ricerca di vignette divertenti. A dir la verità, la maggior parte di queste non mi faceva particolarmente ridere, anzi. Molte erano freddure di scarso effetto. Mi piaceva andare alla ricerca di quelle che mostravano il sintetico commento: “senza parole”.

Perché ne parlo? Per il semplice motivo che oggi, guardandoti sullo schermo del mio telefono, mi mancavano gli argomenti. Ti osservavo. In realtà, non vedevo semplicemente quello che la tua telecamera riprendeva: tu compostamente seduta, il tuo sorriso dolce, il movimento aggraziato delle tue mani. Vedevo te, il tuo viso ad un centimetro dal mio, come quando siamo insieme, abbracciati stretti. E come capita in quelle occasioni, rimango senza parole.

Se avessi il dono di saper disegnare, oggi potrei ritrarti cogliendo ogni tuo delizioso particolare: la profondità del tuo sguardo, le sfumature delle tue iridi, il delicato e sinuoso profilo del tuo nasino, la forma soave e morbida delle tue labbra, le fossette che si formano sulle tue guance, la perfezione delle tue orecchie, la rotondità sensuale del tuo mento e la raffinatezza della tua pelle, sottile come la seta e accogliente come il più raffinato dei velluti. Oggi guardavo te che mi parlavi al telefono, e sentivo te, col tuo viso appoggiato alla mia spalla. E mi lasci senza parole.

Sì, potrei parlarti. Ma ti ripeterei all’infinito che ti amo. Potrei cercare ogni vocabolo che possa descrivere quanto tu mi piaccia, in quale misura io trovi seduttivo ogni dettaglio che riesca a scorgere sul tuo corpo. Potrei condividere con te ogni istantanea che mi attraversa la mente, ogni sensazione che mi pervade e concludere, con lo smartphone di fronte a me, che mi manchi tantissimo. Ammiro il tuo sorriso e rimango senza parole.

Quello che non sono riuscito a dirti oggi, l’ho scritto qui, ora. Sono felice di lasciarti queste righe, perché rimarranno. Sono anche convinto che tutto quello che ho scritto tu lo sappia già. A volte comunichiamo così…senza parole.

Sia l’amore…

Sia l’amore ad indicarti il cammino

(Khalil Gibran)

Questa citazione l’ho letta l’altro giorno, racchiusa nel foglietto velina che avvolge il noto cioccolatino italiano romantico per eccellenza. Di solito quelle frasi non mi dicono granché, ma questa…è capitata nel momento giusto!

Spesso in questo blog io e Acero abbiamo parlato del cammino e del percorso, tanto che ci siamo anche chiesti se stiamo, bene o male, ripetendo troppo gli stessi concetti.

Potrebbe essere, ma in realtà…io ne ho bisogno. Perché in giornate come questa odierna, dove non abbiamo avuto il tempo quasi di respirare, e io e Acero, in quella manciata di minuti che siamo riusciti a parlarci, siamo pure stati interrotti…ecco, in giornate come questa ho bisogno di fermarmi e dire a me stessa che posso affrontare tutto, che tutto posso sopportare per la semplice ragione che io amo Acero. E quindi l’Amore per lui mi guida, mi fa andare avanti nella nostra storia, anche quando le difficoltà quotidiane e transitorie mi (e ci) mettono alla prova.

Sì, è l’Amore che mi indica il cammino!

I nostri progressi

Oggi ho pensato a quanti progressi abbiamo fatto io e Acero nel vivere la nostra storia d’amore. Non soltanto come coppia, bensì come individui. Si dice che l’Amore vero, quello che fa bene, porta, tra i suoi innumerevoli benefici, anche quello di migliorarsi come persone, non solo nei confronti dell’amato ma anche verso gli altri e, ovviamente, verso se stessi. Di questo io sono sempre stata convinta, e oggi che lo sto sperimentando nella mia storia con Acero, ne ho una nuova conferma.

Credo che, soprattutto negli ultimi tempi, Pesciolina e Acero abbiano fatto grandi progressi sotto vari punti di vista: nello smussare certi spigoli caratteriali, nel modificare determinate reazioni istintive che destabilizzavano, nel controllare le emozioni negative, nell’addentrarci nel nostro percorso consapevoli dei vari punti di vista.

Oggi mi sembrano lontani i difficili momenti di incomprensione, quando entrambi ci irrigidevamo nelle rispettive posizioni e io ero bravissima nell’erigere, alla velocità della luce, il mio muro, innescando la dura reazione di Acero. Lui cambiava immediatamente tono di voce, e mi diceva, rigido e sferzante: “Ecco che innalza il muro e si chiude in se stessa. Dai, tagliami fuori, non parlarmi”. E io stavo dapprima zitta e poi replicavo ancora più rigida e sferzante. Ho imparato a cambiare dinamiche, a non cedere a meccanismi che non portano altro che dolore e sofferenza. Negli ultimi mesi ho percepito l’Amore che mi lega ad Acero in modo così cristallino, che non voglio inquinarlo ripetendo errori già commessi.

Siamo stati entrambi bravi a comunicare ogni giorno in modo migliore, e anche nelle piccole cose abbiamo registrato i nostri progressi. Penso – potrebbe sembrare una stupidaggine ma non lo è – al fatto che Acero non ama ricevere e scrivere emails tra di noi: preferisce altri mezzi di comunicazione. Me ne ha spiegato il motivo; io l’ho compreso e l’ho memorizzato subito. Ultimamente, però, Acero stesso mi ha scritto, di sua iniziativa, alcune emails e io l’ho apprezzato. Si tratta di fare dei piccoli passi, cercando di vincere determinati automatismi e abitudini “tossiche”, compiendo uno sforzo che, alla fine, ci rende migliori e più liberi.

La Pesciolina di oggi mi piace molto di più di quella di ieri. Sento che sto mettendo le basi per consentire a me stessa – e quindi anche ad Acero – di vivere il nostro amore con più serenità possibile, sapendo già ora quale dovrà essere la migliore reazione da mettere in campo quando arriveranno (perché è sicuro che capiteranno) future incomprensioni od eventi che potrebbero destabilizzarci.

Pesciolina ed Acero hanno fatto progressi nella storia d’amore non soltanto come coppia bensì come individui. Il nostro cammino avviene ogni giorno, anche come singoli, e io voglio davvero realizzare il buon proposito di fare progressi e di imparare il più possibile da Acero, e con Acero!

 

Sliding doors…un anno dopo

Sliding doors.

Eh sì! Perché quando ho fermato la mia macchina nel parcheggio e la tua si accingeva a fare altrettanto, non sapevo cosa sarebbe successo. Mi piacevi tanto, eri già entrata nel mio cuore, albergavi sempre nei miei pensieri. Ti sentivo telefonicamente ogni giorno, ti vedevo spesso sullo schermo del telefono in piacevolissime videochiamate. Ma ancora non ci eravamo incontrati.

25 Maggio 2023. Brevi istanti, mentre slaccio la cintura di sicurezza e apro la portiera. Penso rapidamente, resettando ogni accenno di previsione che potevo essermi fatto nei giorni precedenti e durante il viaggio per raggiungerti. Penso: l’abbraccerò stretta! Magari non le piacerò. Sono comunque emozionato e soddisfatto di essere qui; lei rimarrà, in ogni caso, una persona che considero speciale a cui vorrò bene. Sarà un onore trascorrere qualche scampolo di tempo con lei.

Appoggio i piedi sull’asfalto e lei è già un passo da me. Meravigliosa, luminosa, elegante. Non faccio in tempo ad ammirare il suo viso, mille volte più seducente ed affascinante dal vero. Le sue labbra sfiorano le mie, delicate, morbide, dolci. I nostri corpi aderiscono in un abbraccio istintivo e vero. Con gli occhi chiusi percepisco tutta la sua bellezza, anche quella interiore. Sliding doors, il destino ha scelto di trasportarmi in un’altra dimensione istantaneamente.

Le nostre mani si intrecciano percorrendo i primi passi insieme. Pesciolina adegua la sua andatura alla mia, claudicante a causa di un problema alla caviglia. L’ho incontrata un attimo fa e mi sembra di conoscerla da sempre; mi fa sentire a casa. Avanziamo incrociando spesso i nostri sguardi; ogni volta che si volta verso di me, sembra sempre più incantevole. Vorrei memorizzare ogni tratto, ogni minuscolo dettaglio del suo viso, per poterne godere quando dovrò lasciarla. Se la perfezione esiste, dev’essere qualcosa di molto simile al capolavoro che cammina di fianco a me.

Che fossero trascorsi pochi minuti o giornate intere, sono stato catapultato nel mondo reale quando ci siamo salutati, per separarci. Sono tornato da un’esperienza simile ad un sogno totalizzante, vissuto con tutti i sensi, pienamente. Potrebbe essere la prima e l’ultima volta che le nostre vite si sono incrociate. Sliding doors. Solo nelle ore successive, forse nei giorni seguenti, avrei saputo quanto le mie sensazioni fossero state simili alle sue, se solo io mi sono sentito avvolto da una bolla magica, indescrivibile, inimmaginabile.

Sono qui a rivivere quel pomeriggio di un anno fa. E tu Pesciolina ci sei ancora. Siamo entrati in una porta girevole e ne siamo usciti insieme, mano nella mano.. Buon anniversario Amore mio grande ♥.