Il tempo…

Lo troviamo per lavorare, per fare shopping, per andare in palestra o per uscire con gli amici. Facciamo le corse per incastrare tutto, per rispettare tutti gli impegni. Viviamo lottando contro il tempo.

Già, il tempo. Questo bene così prezioso e così effimero. A volte pensiamo di averlo a disposizione all’infinito; altre volte, non ci basta mai. Tornerò a parlarne prossimamente.

In queste poche righe, desidero porre l’attenzione sul tempo dedicato a…riflettere.

Dedichiamo il giusto spazio alle riflessioni? Ci predisponiamo a pensare?

Mi vengono in mente due situazioni opposte.

Immagino una partita a scacchi: i giocatori impiegano ore prima di muovere una pedina. Elaborano strategie con apparente calma e serenità. Calcolano, simulano e pianificano considerando tutte le possibili opzioni, prendendo in esame le conseguenze. Senza fretta.

Poi immagino una partita di tennis. Il servizio dell’avversario arriva a duecento chilometri orari. Si hanno frazioni di secondo per decidere come rispondere, come provare a gestire lo scambio, per difenderci o per impostare il nostro gioco. Il tennista riflette (è costretto a farlo) a velocità supersonica.

Siamo giocatori di scacchi o tennisti? Ci prendiamo le pause che servono per chiarirci le idee, per capire chi siamo, quali sono i valori che ci guidano, cosa vogliamo diventare e dove desideriamo arrivare? Oppure ci sentiamo costretti a reagire d’impulso agli eventi, ci arrabattiamo per difenderci e non essere sballottati dal vortice della vita, senza un disegno ponderato?

Vedo persone, purtroppo tante giovanissime, che non riescono a fermarsi solo per riflettere. Anche nei momenti di tranquillità, sentono l’esigenza di impegnare il cervello ad ascoltare musica, a guardare la televisione o a stordirsi di videogiochi. Immagazzinano informazioni su tutto quello che li circonda, talvolta senza capirle, senza capire tanto di sé stessi.

Ho un ricordo flebile di mio nonno. Ero un bimbo piccolo, quando, già anziano, stava seduto in silenzio dopo il tramonto, nel soggiorno di casa. Sembrava sul punto di addormentarsi. In realtà, so che si fermava a riflettere. L’ho compreso appieno anni dopo, quando ormai non c’era più. Quello che mi è stato raccontato dalle persone che lo hanno conosciuto profondamente e vissuto, mi ha rivelato quanto abbia usato quel tempo per pensare, per essere, alla fine, l’uomo che era.

Voglio, sì, lo voglio, fare come mio nonno. Nella mia vita frenetica, anelo a trovare il tempo, il mio tempo…per riflettere.

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